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I
nodi di Hartmann e le geopatie:
il bioarchitetto bussa alla porta:
La biomoda In questi ultimi anni Ë andata crescendo la moda di premettere
la parola "bio" al nome di molti prodotti che si vogliono presentare
al pubblico come benefici o salutari. Questo vezzo non ha risparmiato
neppure l'arte del costruire cosicchÈ molti quotidiani italiani
hanno iniziato a dare spazio ad articoli incentrati sul concetto
di "abitare in una casa sana", "abitare in una casa ecologica",
eccetera. Fra le figure pi˜ attive nella divulgazione di questo
nuovo modo di intendere l'abitazione e nella fabbricazione di strutture
"ecologicamente corrette" e "biocompatibili", vi sono i cosiddetti
bioarchitetti, un gruppo dei quali nel 1988 ha fondato l'INBAR (Istituto
Nazionale di Bioarchitettura), registrando quale marchio il termine
"BioARchitettura". In uno spirito genericamente naturalista, sono
molti gli entusiasti che si stanno impegnando in questa nuova frontiera
dell'architettura e davvero numerosi sono i nuovi prodotti per la
casa (tutti rigorosamente certificati e testati dai produttori)
messi in commercio con questa tendenza. I promotori della bioarchitettura
(registrata o no) e i movimenti affini non intendono certo creare
soltanto una nuova impresa commerciale: la loro aspirazione Ë infatti
che la bioarchitettura divenga al pi˜ presto una disciplina vera
e propria, riconosciuta dalla comunitý scientifica e insegnata nei
corsi universitari e post-universitari. Da questo punto di vista,
le affermazioni e gli scritti di questi nuovi architetti, nonchÈ
i programmi dei corsi di bioarchitettura, possono divenire oggetto
d'interesse anche per chi si occupa di divulgazione o di ricerca
scientifica. Fra le idee innovative che stanno alla base della bioarchitettura
c'Ë la geobiologia, una disciplina fondata all'inizio degli anni
Cinquanta dal dottor Ernst Hartmann (1915-1992). A essa si rifanno,
seppur con qualche variazione, quasi tutti i gruppi che si occupano
di geobiologia, bioarchitettura o architettura biocompatibile. Non
solo: anche molti manuali di architettura classica dedicano qualche
pagina ai lavori e alle teorie di Hartmann, citandole superficialmente,
probabilmente per un senso di completezza. Vediamo in dettaglio
di cosa si tratta. La Terra secondo la geobiologia Secondo la geobiologia
la Terra sarebbe attraversata da un sistema di linee che formerebbe
una rete: i punti di incrocio di tali linee, chiamati "nodi radianti"
o "nodi di Hartmann", sarebbero nocivi per l'organismo in quanto
provocherebbero le cosiddette geopatie. Per esempio, il primo corso
di bioarchitettura attivato a Padova dall'INBAR (si Ë tenuto nellía.a.
1997/98 presso le aule dell'Istituto di Igiene dell'Universitý di
Padova e ha vantato il patrocinio dell'Ordine degli Ingegneri e
dell'Ordine degli Architetti) ha previsto esplicitamente, fra i
vari moduli didattici, anche l'insegnamento della geobiologia, con
una lezione intitolata: "Reticoli magnetici: la rete di Hartmann
e le geopatie". Queste idee, che prendono l'avvio da ricerche svolte
con metodi di rabdomanzia, sono in netta contraddizione con le proprietý
della Terra e con le leggi dell'elettromagnetismo conosciute dalla
scienza moderna. La rete di Hartmann e i nodi radianti Genericamente
la rete di Hartmann viene definita (da coloro che ritengono esista)
una griglia di passo 2 m per 2.5 m ricoprente l'intero pianeta Terra
e uscente radialmente da esso. Le geopatie, in questa visione del
mondo, sarebbero le malattie causate dallo stazionamento sopra le
zone di incrocio della rete di Hartmann, dove si hanno i cosiddetti
"nodi di Hartmann" (chiamati anche "nodi radianti" o "punti cancro").
Secondo gli esperti bioarchitetti il sostare per lunghi periodi
sopra uno di tali nodi potrebbe essere estremamente dannoso per
la salute, soprattutto se sotto al nodo (anche a profonditý di centinaia
di metri) ci dovessero essere falde acquifere oppure faglie, che
sono ritenute in grado di intensificare le "radiazioni nocive" sviluppate
dal nodo. Di qui la necessitý di correre ai ripari progettando abitazioni
in luoghi non radianti, e, dove vi sia giý la costruzione, eseguendo
mappature dettagliate della posizione dei nodi di Hartmann pi˜ patogeni
al fine o di spostare i letti e le scrivanie al di fuori delle zone
a rischio, o di schermare i punti cancro per mezzo di tappetini
di sughero e rame o altri apparecchi brevettati, garantiti allo
scopo. Le osservazioni medico-rabdomantiche del dottor Hartmann
Vediamo come definisce lo stesso Hartmann la griglia che da lui
prese il nome. Nel libro Krankheit als Standortproblem (malattia
come problema dovuto al luogo), che raccoglie una serie di articoli
scritti in pi˜ di trent'anni, egli scrive (1951): "Secondo le osservazioni
che ho fatto sussiste una legame fra l'irraggiamento terrestre e
la malattia. I raggi della Terra provocano un effetto patogeno soltanto
su strisce strette (larghe circa 5-10 cm) che si manifestano come
zona di stimolo, ovvero di reazione del rabdomante." Hartmann fece
queste osservazioni in prossimitý di corsi d'acqua, basandosi sulle
capacitý di percezione rabdomantica che era convinto di avere. Non
specificÚ cosa intendesse per "raggi della Terra", lasciando solo
intendere che tali raggi potevano essere trovati con metodi rabdomantici.
Scrive anche, sempre nel 1951: "Queste strisce hanno un certo ritmo
e dipendono poco dal sottosuolo: tanto pi˜ Ë profondo il corso d'acqua
e tanto pi˜ emergono strisce ritmiche parallele." Hartmann asserisce
inoltre di riuscire a individuare le strisce, oltre che con la bacchetta
da rabdomante, anche attraverso i sensi del tatto e della vista.
Egli sentiva infatti una "forte sensazione di calore sulle mani"
e anche una "sensazione di intenso prurito." » doveroso perÚ notare
che queste due sensazioni fisiche dipendevano anche dalle condizioni
meteorologiche in cui si trovava a operare. Secondo Hartmann infatti
"la sensazione di prurito poteva perdere d'intensitý, fino a scomparire"
e poteva insorgere "persino la sensazione di freddo." Riguardo alla
vista, Hartmann scrive: "Se sussiste una forte sensazione di prurito
sulle mani e c'Ë una certa penombra, queste strisce ritmiche sono
coglibili anche con l'occhio. Su queste strisce compare un fumo
simile a nebbia su cui si possono osservare diverse cose." Riguardo
agli effetti sulla salute Hartmann effettua quelle che egli stesso
definisce "osservazioni sconvolgenti"; scrive infatti: "Eccetto
pochissime malattie, come l'influenza, il morbillo, il raffreddore,
eccetera, ci sono poche malattie che non siano causate da una striscia
stretta." Alcuni anni dopo, nel 1968, Hartmann parla invece di "griglia
a rete globale", che Ë cosa diversa dalle strisce descritte nel
1951. La griglia a rete globale non interessa infatti soltanto il
suolo in prossimitý di corsi d'acqua sotterranei, ma ricoprirebbe
l'intero pianeta. Inoltre, al posto dei raggi della Terra (che riteneva
scaturire da falde e faglie), egli comincia a parlare di raggi cosmici
(senza comunque specificare cosa intenda con tale termine) i quali
diffonderebbero la rete in tutti i luoghi. Scrive infatti Hartmann:
"Ë presumibilmente una struttura di griglia a rete di determinati
raggi cosmici che sono ordinati regolarmente nel campo magnetico
terrestre; orientati magneticamente in direzione nord-sud ed est-ovest."
Nello stesso anno aggiunge una importante modifica alla sua teoria:
essendo convinto della regolaritý e della stabilitý della griglia
globale, ritiene improbabile, dato che la Terra si muove nel sistema
solare, che tale griglia abbia una origine cosmica. Essendo essa
una struttura legata al luogo Hartmann ripensa allora a un irraggiamento
terrestre, simile a quello descritto nel 1951, diffuso perÚ su tutta
la superficie della Terra. Tale irraggiamento sarebbe causato, secondo
Hartmann, da radiazioni provenienti da spaccature all'interno del
pianeta: le radiazioni, nell'attraversare strutture cristalline
nelle viscere della Terra, diverrebbero ordinate in una griglia
uniforme. L'ultimo aggiornamento di tale rete globale viene effettuato
da Hartmann nel 1976: "La griglia a rete globale ha anche forma
tridimensionale. Notammo che quando in seguito a uno spostamento
orizzontale del letto le condizioni del paziente non miglioravano,
vi erano invece dei cambiamenti in seguito a una variazione di altezza
del giaciglio." Una delle cose che vale la pena di notare Ë che
Hartmann non fu il solo a occuparsi di geobiologia (pur divenendone
l'esponente pi˜ conosciuto). Nello stesso periodo altre persone,
utilizzando la bacchetta (rabdomanti) o il pendolo (radiestesisti),
si dedicarono a ricerche simili approdando a risultati differenti.
CosÏ sono sorti la griglia di PeyrÈ, i campi polari di Wittmann,
la griglia diagonale di Curry, eccetera. " interessante notare che
Hartmann criticÚ le teorie di Curry sull'emanazione delle cariche
in quanto derivavano da "misurazioni soggettive." L'elettromagnetismo
visto dalla bioarchitettura La situazione odierna della geobiologia
di fatto non Ë cambiata. Anche se nei tempi pi˜ recenti vi sono
stati alcuni aggiornamenti, la sostanza della disciplina Ë rimasta
praticamente immutata. Nessun rabdomante o bioarchitetto, per esempio,
afferma oggi di poter vedere con gli occhi la nebbia che sorge dalle
righe di Hartmann, vengono perÚ considerate ancora valide le misurazioni
tramite bacchetta da rabdomante per la ricerca dei nodi patogeni
(e, ovviamente, l'esistenza di tali nodi non viene mai messa in
discussione). Adesso, per la rilevazione dei nodi, sono stati posti
in commercio, oltre a bacchette e a pendolini, anche dei non meglio
specificati "radioapparecchi" di produzione tedesca. Riguardo alle
malattie provocate dai nodi di Hartmann, sebbene oggi i bioarchitetti
non ritengano pi˜ che siano la maggioranza di quelle conosciute,
rimangono comunque molteplici: dalle semplici sensazioni di stress,
affaticamento, mal di testa e insonnia, fino alle ben pi˜ gravi
leucemie. Vale la pena di citare il caso dell'architetto e rabdomante
Fosco Firmati che, dopo aver operato a Grosseto e ad Arezzo, nel
febbraio 1997 si Ë accordato con la giunta comunale di Siena (presieduta
dal sindaco Pierluigi Piccini) per eseguire una mappatura dei nodi
radianti nei 5 asili comunali. Secondo l'architetto Firmati tali
nodi mettevano a repentaglio la salute dei bambini poichÈ favorivano
l'insorgere della leucemia infantile. L'accordo per un compenso
di sette milioni e mezzo per tale mappatura Ë stato preso dalla
giunta comunale all'unanimitý (si veda la delibera comunale n. 179
di Siena, del 3/2/1997). La mappatura non ha comunque avuto luogo,
perchÈ il sindaco, avendo modo di ascoltare il parere di alcuni
esponenti del Cicap, ha successivamente deciso di bloccare il progetto.
Non vi sono dunque differenze sostanziali fra Hartmann e i suoi
odierni epigoni, i quali si trovano tuttora in netta contraddizione
con la fisica, e forse ancor pi˜ del loro stesso padre fondatore.
Gli esperti bioarchitetti, infatti, definiscono "magnetica" oppure
"elettromagnetica" la rete di Hartmann (a differenza dello stesso
Hartmann, che la definÏ "irraggiamento terrestre" o "raggi cosmici").
Nel manuale "La casa ecologica", curato da Giuliana Zoppis, Emilia
Costa e Sonia Perini e distribuito in allegato il 30 ottobre 1997
con il numero 42 de Il Salvagente, la rete di Hartmann viene esplicitamente
definita "una maglia invisibile di linee elettromagnetiche e fasce."
Nel programma del corso di bioarchitettura dell'INBAR la rete di
Hartmann Ë chiaramente definita "reticolo magnetico". Tutto ciÚ
Ë in totale contrasto persino con le conoscenze scientifiche dell'elettromagnetismo
pi˜ elementari. La forma del campo elettromagnetico terrestre Ë
infatti ben conosciuta anche nelle armoniche pi˜ deboli, grazie
agli studi satellitari condotti negli ultimi vent'anni, mentre le
proprietý dell'elettromagnetismo sono descritte alla perfezione
dalle leggi di Maxwell del secolo scorso: e non vi Ë alcun spazio
nÈ per l'esistenza di una "maglia elettromagnetica" (dato che le
linee di campo non si possono mai incrociare) nÈ per l'esistenza
di una griglia di nodi emettenti onde elettromagnetiche (dato che
sarebbero stati facilmente individuati giý da tempo con un semplice
rivelatore). Gli insegnamenti della bioarchitettura implicherebbero
quindi una completa revisione di tre discipline scientifiche: la
fisica di base (dalla quale si dovrebbero eliminare le equazioni
di Maxwell e tutte le conoscenze sull'elettromagnetismo), la medicina
(nella quale si dovrebbe inserire la scoperta che i nodi di Hartmann
sono la causa di moltissime malattie) e la biologia (nella quale
la scoperta di autentiche capacitý extrasensoriali rabdomantiche
porterebbe una nuova luce al concetto di essere umano.) Gli appellativi
che nella stampa vengono dati alle strisce di Hartmann sono molteplici:
terrestri, telluriche, cosmiche, cosmotelluriche, radianti, magnetiche,
elettromagnetiche, geopatogene, ionizzanti, ioniche e via dicendo.
Oltre a ciÚ non Ë affatto raro vedere confuse le linee di Hartmann
con i campi elettromagnetici provocati da elettrodotti o elettrodomestici.
Questa confusione non passerebbe certamente inosservata se anzichÈ
concetti fisici riguardasse concetti architettonici: che effetto
farebbe sentire parlare di una struttura indifferentemente chiamata
scala, camino, colonna, volta, portico, cantina, muro, finestra,
tetto, arco, eccetera? La parola dei rabdomanti come prova scientifica
Ricapitolando, la bioarchitettura prevede energie e fenomeni non
ancora conosciuti nÈ dalla fisica nÈ dalla biologia, e in netto
contrasto con le conoscenze scientifiche di base. Qual Ë dunque
la prova che viene portata per l'esistenza di queste energie? Secondo
Hartmann e i suoi epigoni: la sensitivitý rabdomantica. Apriamo
una parentesi per fare una puntualizzazione: se tali energie venissero
realmente rilevate per mezzo di persone particolarmente "sensibili",
attraverso l'utilizzo delle cosiddette bacchette da rabdomante,
per quanto misteriosa, l'esistenza dei nodi radianti sarebbe comunque
comprovata in modo concreto. Il rabdomante, infatti, fungerebbe
da strumento di misura. Nessuno, per esempio, metterebbe in dubbio
líesistenza dei tartufi solo perchÈ vengono trovati grazie allíolfatto
dei maiali senza bisogno di complicati strumenti tecnologici. Ma
le cose non vanno affatto cosÏ per i nodi, ed Ë questo il punto
cruciale del discorso. Nessun rabdomante Ë sinora riuscito a localizzare
dei nodi di Hartmann in maniera ripetibile e controllabile, ovvero
in maniera concreta. Quando infatti viene detto che la rete di Hartmann
e i nodi patogeni vengono "sentiti" dai rabdomanti, viene taciuta
una cosa fondamentale: ogni rabdomante trova i nodi in posti diversi
(essi divengono perciÚ "i suoi" nodi), e uno stesso rabdomante,
qualora provi a mappare un luogo da lui giý analizzato in precedenza,
non riesce a rintracciare i nodi nei posti precedentemente identificati.
La presunta capacitý rabdomantica, del resto, ogniqualvolta sottoposta
a controllo, si Ë rivelata fallimentare anche per quanto riguarda
la classica rivelazione della presenza di acqua. I rabdomanti, in
altre parole, non sono veramente in grado di riconoscere (in modo
ripetibile, con sistemi di controllo in doppio cieco) queste presunte
energie nel suolo, ma sono soltanto in grado, cosÏ come lo sarebbe
qualsiasi altra persona, di indicare una serie di punti a casaccio,
affermando di sentire qualcosa. Come difensersi dalla paura dei
nodi: vari talismani in vendita I bioarchitetti, purtroppo, non
si pongono il problema di dimostrare l'esistenza della rete di Hartmann,
ritenendola del tutto scontata. La discussione dei bioarchitetti
finisce cosÏ sul problema di vedere quanti e quali effetti i nodi
radianti abbiano sulla salute dell'uomo, ovvero su quante e quanto
gravi siano le cosiddette geopatie. Nel manuale de Il Salvagente
prima citato, riguardo alla rete di Hartmann viene scritto: "Quello
che si sa Ë che certi animali sono pi˜ sensibili di altri ai nodi,
pur comportandosi in modi diversi. I cani se ne allontanano, gatti
e formiche invece li prediligono "scegliendoli" per la loro tana."
Gli sforzi dei bioarchitetti e dei rabdomanti sono insomma diretti
alla ricerca di rimedi per le abitazioni (peraltro a costi non indifferenti),
piuttosto che a provare sperimentalmente l'esistenza dei nodi. Lo
stesso Hartmann, nel 1983, propose di utilizzare i biorisonatori
(delle spirali metalliche), per eliminare gli effetti patogeni dei
punti cancro. Attualmente esistono molteplici rimedi contro i nodi
di Hartmann, molti dei quali sono proposti dagli stessi bioarchitetti
che eseguono la mappatura dei luoghi. Negli ultimi tempi sono sorte
numerose ditte, anche in Italia, specializzate in questo campo.
Per fare un esempio, la ditta BIOSETÆ della Full-Point S.r.l. propone
il "biodispositivo brevettato", ovvero "un campo magnetico stabilizzato
nord-sud che rafforza il sistema immunitario e unitamente al "circuito
oscillante" difende l'organismo dalle influenze delle radiazioni
cosmotelluriche, geopatogene (nodi di Hartmann) ed elettromagnetiche."
Tutto ciÚ assume inevitabilmente l'aspetto della vendita di un talismano
contro il malocchio... Ë come se si proponesse di salvaguardare
le nostre abitazioni con uno speciale scudo brevettato contro i
pericolosissimi planaggi di stormi di mucche volanti. Queste nuove
figure professionali stanno insomma generando nuovi allarmi, creando
nuovi bisogni e producendo nuovi prodotti, il tutto senza portare
alcuna prova della fondatezza delle loro teorie. La prova semplice
semplice In realtý sarebbe estremamente facile dimostrare l'esistenza
dei nodi di Hartmann se i cercatori e schermatori di nodi fossero
davvero in grado di fare il mestiere che millantano. Nel mese di
ottobre del 1997, incontrando di persona l'architetto Paola Basso,
delegata responsabile di Padova dell'INBAR, abbiamo proposto un
metodo semplicissimo per dimostrare, con l'utilizzo di uno qualsiasi
dei tanti rabdomanti cercatori/schermatori, l'esistenza dei nodi
di Hartmann. Il metodo proposto aveva il vantaggio di essere a costo
zero, ripetibile e strutturato in doppio cieco: il rabdomante cercatore/schermatore
di nodi ñ come per esempio l'architetto Fosco Firmati che giý ha
lavorato ad Arezzo e a Grosseto ñ sarebbe stato posto in una grande
stanza dove avrebbe individuato, giacchÈ ce n'Ë uno ogni due metri,
una ventina di nodi di Hartmann. Avrebbe quindi dovuto applicare
i tappetini di sughero anti-nodo (o qualsiasi altro prodotto schermante)
su tutti e venti i nodi, verificando con la sua bacchetta che non
irradiassero cosÏ pi˜ alcuna negativitý cosmotellurica. Fatto questo
i 20 tappetini sarebbero stati coperti alla sua vista tramite dei
coperchi di materiale qualsiasi (ovviamente opaco alla luce visibile).
Il rabdomante sarebbe quindi uscito dalla stanza dell'esperimento
e una seconda persona, a sua insaputa, avrebbe tolto a caso uno
dei 20 tappetini anti-nodo da sotto un coperchio. A quel punto il
rabdomante, rientrando accompagnato da una terza persona (che non
avendo visto l'operazione poteva fungere da giudice imparziale),
avrebbe dovuto individuare con la bacchetta quale fosse, fra i venti
presenti, l'unico nodo non schermato. In modo molto semplice, attraverso
esperimenti ripetuti, l'esistenza dei nodi radianti potrebbe essere
dimostrata in modo concreto (e con spese sperimentali veramente
limitate!). A questa nostra proposta, purtroppo, l'architetto Paola
Basso ha risposto che ci poteva essere un problema: gli ultimi studi
sembrano infatti indicare che i nodi di Hartmann possono muoversi
e cambiare posizione al passare del tempo. Questa nuova concezione
di nodo radiante, se da una parte si discosta da quella originariamente
inventata da Hartmann, dall'altra si avvicina notevolmente al concetto
di mucca volante (che per definizione puÚ muoversi e migrare). Non
nuova fisica, ma nuova superstizione Per il momento si deve allora
concludere che le equazioni dell'elettromagnetismo della fisica
di base non necessitano di alcuna modifica, dato che le teorie geobiologiche
dei nodi e della rete di Hartmann proposte dalla bioarchitettura,
fuoriuscendo dalla possibilitý di indagine empirica, possono solo
essere oggetto di credenza fideistica. In questo modo, l'unico interesse
scientifico che possono suscitare, riguarda lo studio di come nascano
e si diffondano le nuove superstizioni e le nuove pseudoscienze.
di Roberto Vanzetto
Tratto dal sito
http://www.cicap.org
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